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Speciali Rai Premium

Sabato 25 marzo alle 13:15
In replica domenica 26 marzo ore 8:15

Rai Premium presenta Speciali, una serie di puntate monografiche per illustrare alcune grandi personalità artistiche dello spettacolo italiano, dagli anni ’50 ad oggi. 
Un programma di Nicole Bianchi e Paola Montali, per la regia di Paola Montali.
Ogni puntata è un mini-documentario in cui si traccia il profilo del protagonista mettendo al centro del racconto la vita quotidiana, il senso della famiglia, l’amore per le piccole cose, aspetti intimi ma imprescindibili per l’evoluzione e la “messa in scena” del talento artistico del personaggio in esame. Il racconto è corredato dalle testimonianze di celebri personaggi che vivono o hanno vissuto la vita quotidiana dei protagonisti e i retroscena delle rappresentazioni televisive, teatrali e cinematografiche.





L’Uomo che canta -
Domenico Modugno

Dalla Puglia – Terra amatissima – al Mondo, che lo ha consacrato; dagli studi al Centro Sperimentale di Cinematografia alla musica, di cui rimane uno degli interpreti più celebrati in tutto il Pianeta: Domenico Modugno, detto Mimmo, nato a Polignano a Mare quasi 90 anni fa, sbarca il lunario della canzone con Nel blu dipinto di blu (1958), ancora oggi il brano più eseguito al mondo, scritto con l’amico e autore Franco Migliacci, una delle persone che qui lo racconta: “Mimmo voleva fare l'Uomo che canta, è stato il più umano dei cantanti. Odiavamo tutto del passato, Volare significava: andare avanti per essere liberi” e, a proposito di questo concetto di libertà universale, Migliacci ricorda la tournée a Nuova Delhi, dove casualmente sentirono un pescatore cantare il brano sul lungomare, per loro una testimonianza di grande commozione.
Mimmo Modugno, uomo e artista molto amato, personalmente ha riposto il suo più grande e duraturo amore nel legame con la moglie Franca Modugno al suo fianco sin dai tempi degli studi di cinema: “la sua passione era  il teatro, voleva fare l'attore”. Eppure, la musica travolgeva la sua vita, a tutto tondo: “Nel 1958, vinse i due primi premi Grammy, migliore canzone e autore. Dopo la nascita di nostro figlio Marco, scrisse Io, cantata da Elvis”.
Chiunque abbia conosciuto Domenico Modugno, aldilà della celebrazione del grande talento, rimarca la sua grande umanità di persona, facendo ritornare – come già detto anche da Franco Migliacci – il concetto che Modugno fosse un Uomo che si apprestava a cantare, dunque, prima di tutto, un vero essere umano. Così ne parla anche l’amico e giornalista Gianni Minà: “era entusiasmante come persona, era provocatorio. Ha portato un nuovo linguaggio nella musica popolare, era un intellettuale”.
Se Domenico Modugno e la sua musica sono ancora contemporanee significa che il contenuto e la passione erano capaci di superare il tempo: molti interpreti successivi l’hanno omaggiato e, tra questi, il più recente, e più giovane, è stato Giuliano Sangiorgi. Con il gruppo dei Negramaro, ha dedicato a Modugno una versione riarrangiata di Meraviglioso, brano, per altro, a suo tempo, scartato dalla selezione per Sanremo: “ho conosciuto Modugno ‘nella macchina di mio nonno’ (che lo ascoltava sempre). Io, in lui, vedo il mondo, i geni del Sud”.



Un attore... troppo pittoresco - Enrico Montesano

Enrico Montesano è uno di quegli artisti riconosciuti per l’appartenenza ad un luogo: Roma.  La sua città e molto del suo universo da caratterista riporta alla romanità, eppure Montesano, fin dagli esordi, non si è limitato nel cercare solo una riconoscibilità locale e, infatti, il grande consenso nazionale di pubblico lo conferma. Tra i suoi estimatori, oltre alla gente comune, come ricorda lui stesso con orgoglio, anche il presidente Sandro Pertini.
E pensare che da bambino – spiega Montesano – “voleva fare il medico”, ma poi questo mestiere, riconosce lui stesso, gli ha dato la fortuna di incontrare i grandi: Aldo Fabrizi, Paolo Panelli, Macario e, soprattutto, Gabriella Ferri, compagna in programmi storici come Dove sta Zaza? e Mazzabubù.
La carriera di Enrico Montesano compie quasi 50 anni: era il ’68 quando esordiva in televisione, momento da cui non ha più smesso di infilare successi, passando con trasformismo dal cinema di commedia pop a quello d’autore, con Monicelli, passando per il teatro, lo show televisivo del sabato sera, la fiction, la regia, restando sempre un punto fermo del teatro musicale italiano. Indimenticabili alcuni suoi personaggi originali, da Felice Allegria a Torquato il pensionato, fino all’esilarante Signora inglese accompagnata dal suo tormentone: “molto pitoresco”…
Anche se, ammette direttamente, gli manca, e vorrebbe interpretare, un ruolo drammatico. 
Prima che interprete Montesano è uomo, padre, come lo racconta anzitutto il figlio, Michele Montesano.
Una coppia indimenticabile della commedia cult degli anni ’80 è stata quella con Carlo Verdone, con lui ne I due carabinieri: “Enrico ha fatto una gavetta incredibile, ha cominciato giovanissimo. Fa parte di quella generazione di attori romani di alto livello, è un osservatore della realtà dal lato popolare, guarda i luoghi comuni del nostro Paese, li ha rappresentati con efficacia e fantasia inventandosi dei personaggi straordinari”.
Un film mitico, Grand Hotel Excelsior, e Il volpone, hanno visto Montesano sul set con un’attrice icona del nostro cinema, Eleonora Giorgi: “è un attore completo, non lascia niente all'improvvisazione”.
Diretto da Steno in Febbre da cavallo, è stato, anche, interprete nel sequel e in Piedi Piatti di Carlo Vanzina, che di lui sostiene le doti da attore drammatico, legandolo comunque ad un ricordo affettivo: “Papà era affezionato a lui, ed Enrico a papà”.



Il comico del futuro
-
Walter Chiari

Walter Annichiarico all’anagrafe, Chiari per lo spettacolo. Artista che ha dimostrato un gigantesco talento eclettico, indubbiamente comico, ma anche brillante. E’ stato diretto da grandi maestri come Visconti e Wells, l’ironia è stata la cifra che l’ha sempre contraddistinto in teatro e televisione. Leggiadro, precursore, generoso, queste le caratteristiche professionali e umane che si ripetono nelle parole di chi parla di lui. Primo fra tutti il figlio, avuto con l’attrice Alida Chelli, Simone: “Il primo ricordo di mio padre è un ricordo fisico, lui che mi prendeva mentre mi tuffavo in piscina. Con i bambini aveva una grande empatia, li trattava alla pari”.
Autore, testimone di invenzioni ancora indimenticabili come quella del “sarchiapone”, è stato Enrico Vaime, che afferma con forza come Chiari fosse “il più grande talento comico che abbiamo avuto in Italia nel dopoguerra”. Ancora un altro uomo di spettacolo, il regista Vittorio Sindoni, che l’ha diretto più volte e per cui Chiari è stato “un uomo generoso, aperto con tutti”. Infine Alessio Boni, che ha avuto il complesso compito di vestirne i panni in una mini serie tv di successo - Walter Chiari - Fino all’ultima risata - e di cui ricorda, tra le altre cose, di aver “conosciuto” di lui la capacità di “far ridere senza volgarità. Era un essere sincero, per me è stato un onore interpretarlo”.


Una donna di senso -
Virna Lisi

Virna Lisi nasce ad Ancona l’8 novembre 1936 e, anche in occasione di quello che sarebbe stato il suo 80esimo compleanno, con questo Speciale si è voluta celebrare un’interprete italiana e internazionale di preziosa caratura, la cui bellezza è rimasta perenne riferimento estetico fino ad oggi, ma senza mai oscurare il grande talento d’attrice.

Debutta quasi per caso in …e Napoli canta! nel ’53, passando, poi, anche per un periodo hollywoodiano, a cui però rinuncia, scegliendo di non entrare nel sistema e di essere più vicina alla famiglia. Numerosissime le testimonianze ufficiali di consenso al suo mestiere, una per tutte la Palma d’Oro a Cannes per l’interpretazione ne La regina Margot (1994).

La racconta la nipote, Stefania Graziosi, membro della famiglia e affettivamente stretta, anche da rapporto professionale, alla zia: “una persona passionale, diceva quello che pensava, se la conoscevi bene con gli occhi ti diceva tutto”. Accanto al racconto famigliare, quello di persone e professionisti che con lei hanno diviso grandi produzioni: Liliana Cavani, che l’ha diretta in Al di là del bene e del male. “Era una donna equilibrata, non noiosa, una bella persona. lei poteva recitare quello che voleva”. Infine, non di meno, il ricordo di Elio Pandolfi, compagno di scena nel mitico sceneggiato tv Orgoglio e Pregiudizio, diretti da D’Anza: “Virna, sei nata sotto una buona stella e stella sarai, era già stella, già diva”. 



La commedia popolare -
Luigi Comencini

Un secolo fa – era l’8 giugno 1916 – nasceva Luigi Comencini, uno dei padri del cinema italiano, che ha caratterizzato il suo mestiere per la cura particolare verso le tematiche dell’infanzia e nell’attenzione al raccontare il sociale, le questioni popolari del nostro Paese.

Comencini ha diretto più di 50 opere tra cinema, cortometraggi, televisione, documentari, imprimendo nella memoria collettiva degli italiani titoli indimenticabili come Pane, amore e fantasia, Tutti a casa, La ragazza di Bube, Lo scopone scientifico, Le avventure di Pinocchio, Cuore.

La figlia Cristina lo racconta, come padre, ma anche come “maestro” di cinema, per lei e le sue sorelle: “per papà l'infanzia è l’unica condizione libera dell'uomo, in ogni bambino c’era un po’ di lui (Pinocchio)... La natura di mio padre era realizzare lo scopo che aveva dentro: in ogni cosa che faceva doveva riuscire a fare un lavoro di qualità ma popolare, cioè che fosse visto dal maggior numero di persone, sia nel cinema che nella televisione”.  

Altre le testimonianze celebri che hanno concorso a raccontare, in questo Speciale, Luigi Comencini: lo scenografo, premio Oscar, Dante Ferretti, con cui ha realizzato Il compagno Don Camillo, Mio Dio, come sono caduto in basso!, Il gatto e collaborato anche come costumista, che di lui non dimentica la timida discrezione accompagnata alla chiarezza delle idee. Ancora, altro compagno di set, è stato l’attore Ugo Pagliai, che ricorda Comencini con affetto e gratitudine. Italo Moscati, invece, l’ha affiancato nella realizzazione del film-inchiesta, L’Amore in Italia.

 

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