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L'Olimpiade nascosta

Nel 1940 e nel 1944, in alcuni campi di prigionia, si svolsero clandestinamente Giochi Olimpici: detenuti di diverse nazionalità, a rischio della vita, tennero alta la bandiera dello sport e della civiltà di fronte alla barbarie nazista. La vicenda di questo film è di invenzione, ma vuole onorare quei fatti e gli uomini che ne furono protagonisti, il loro coraggio e il loro insopprimibile senso sportivo.



Nei campi di detenzione militari di Langwasser, Woldenberg e Grossborn, ai confini di Germania e Polonia, furono rinchiusi dai tedeschi prigionieri di guerra di numerose nazioni europee. E’ in questi luoghi, dalla fama triste per la durezza delle condizioni dei detenuti, che si svolsero nel 1940 e nel 1944 edizioni clandestine di competizioni olimpiche: la XII e la XIII Olimpiade, che ufficialmente risultano come non disputate a causa della guerra.

Nel Museo dello Sport di Varsavia è stata aperta una sezione per le Olimpiadi dimenticate.


“Visitare il museo significa imbattersi nella bandiera del ' 40, ormai smunta, ricavata da uno straccio e con i cerchi dipinti ad acquerello; nelle coppe ricavate dalle gavette; nelle medaglie di cartone; negli annulli postali realizzati in maniera fortunosa; nel gagliardetto circondato da filo spinato, che rappresentò il premio per un vincitore. E poi, vuol dire rivivere gli episodi. Infiniti. Commoventi. Erano vietate prove come il salto con l' asta, per timore di fughe; erano cassati gli sport di estrazione militare, come la scherma: si temevano sommosse. Ci furono persone che si misero a disposizione, come un parroco norvegese che procurava palloni e attrezzi per le gare e che dopo la guerra si incaricò di pubblicare le varie tesi di laurea redatte dagli internati, e veri e propri eroi, come Teodor Niewiadomski, morto negli anni 90, la mente dei Giochi 1940. Fece di necessità virtù: si inventò gli inni nazionali suonati di nascosto con un' armonica; introdusse il getto della pietra, non essendo disponibile un peso regolare; fece della corsa della rana, inflitta per punizione agli indisciplinati, una competizione in piena regola; mascherò con la biancheria stesa il campo di pallavolo” (Flavio Vanetti, Corriere della Sera, 23 marzo 2007).

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